Esposizione e Concorsi

AUTO-RITRATTO #02
la creatività in questo lungo periodo di isolamento sociale e di incertezza
Questo progetto è nato in un momento grigio, monotono, senza spazi aperti, senza colore, dove tutti eravamo limitati in tutto (motivo dell’utilizzo del bianco e nero)
Oltre allo sguardo perso pensando al tempo perduto, si vede la rabbia per norme senza logica e la delusione nel vedere che la logica e la coerenza non era nelle menti di chi ha voluto gestire ed annullare le nostre vite, cosa vera ancora oggi.
La griglia che divide le foto rappresenta le sbarre della “prigione casalinga” in cui siamo rimasti a lungo chiusi.
Luxemburg Art Prize 2021
A volte i segnali ci indicano STRADE AL DI SOPRA delle nostre aspettative...
… oppure a volte non sai più DOVE ANDARE
Tuscania, maggio 2021 - doppia esposizione - instax square





EROS AL MASCHILE
letteratura erotica scritta con la fotografia
l’Eros maschile visto dalla parte delle donne, “deSCRITTO” da donne.
Secondo diversi studi universitari, si afferma che la mente e i pensieri erotici sono alla base dell’orgasmo femminile, gli input intellettivi, legati a fantasie o a stimolazioni verbali ne facilitano il raggiungimento, al di là dell’aspetto prettamente fisico del partner, anche negli uomini spesso l’erezione è cerebrale. Fare l’amore con il cervello è dunque il primo passo per entrare in un aspetto di erotismo, che vada oltre l’aspetto estetico e corporeo.
Per questo per rappresentare l’eros maschile ho voluto affiancare le foto di alcune parti dei corpi dei bronzi di Riace, solo come accenni, come richiami a frasi che descrivono dettagli dei corpi maschili all’interno di questi romanzi erotici:
Il Vangelo di Eros - Florence Dugas
E duro campo di battaglia il letto - Una Chi (pseudonimo di Bruna Bianchi)
Emanuelle - Emmanuelle Arsan, (pseudonimo di Marayat Rollet-Andriane)
(libri con mosaici di 4 instax square come ingrandimento per le frasi e 2 o 4 instax per le foto)

INTIMO
un dolce sguardo nell'intimità
“Dipingerò i tuoi occhi, soltanto quando avrò conosciuto la tua Anima”
è una celebre frase di Amedeo Modigliani.
Cosa c’è di più INTIMO dell’anima, gli occhi sono la porta verso la parte più misteriosa, complessa e non ancora compresa del tutto del nostro corpo: il nostro cervello, la nostra mente.
Attraverso gli occhi si riflettono le nostre emozioni, l’espressione dei nostri sentimenti, dei nostri stati d’animo.
L’unione di due occhi, di persone che si amano, si piacciono o si odiano, rappresenta quindi la chiave per entrare nel loro intimo.
Ringrazio Andrea, Arianna, Bice, Chicca, Chris, Ginevra, Luigi, Matilde, Paola, Renzo, che mi hanno lasciato entrare nel loro spazio intimo e naturalmente Amedeo e Jeanne.













AUTO-RITRATTO #03
“… allora senti che la fantasia, quella inesauribile fantasia, alla fine si stanca, si esaurisce in quella tensione permanente perché maturata, abbandona gli ideali presognati: essi cadono in polvere, si spezzano in FRAMMENTI; e se non esiste un'altra vita, allora ci tocca di costruirla con questi FRAMMENTI.“
Ecco la mia vita in questo momento è così, come la descrive Dostoevskij, sento che sto cercando di districarmi tra i FRAMMENTI che la compongono:
due lavori mi dividono tra il giorno e la notte senza lasciarmi tempo per altre passioni,
vivo in un posto, ma la mente vorrebbe che fossi in un altro,
vorrei poter fare ordine in tutto, ma il tempo e l’abitudine mi lasciano circondato nella confusione che io stesso creo,
e questi sono solo esempi di FRAMMENTI della mia vita attuale che insieme a quelli raccolti nella mia memoria alimentano una varietà di emozioni e situazioni in cui mi riconosco e un mio ritratto, in questo momento, non può che essere composto da FRAMMENTI di me.
6 Fuji instax square montate su tele dipinte con acrilici
e un caleidoscopio di 64 Fuji instax square









RISONANZE
“Il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l’attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino.”
(da “Un indovino mi disse” - Tiziano Terzani)
“Risonanze” è composto da una serie di istantanee catturate attraverso il finestrino di un treno, un luogo di transito per eccellenza dove il movimento e la visione si fondono. Ogni scatto è una finestra sul mondo, ma anche una riflessione sul nostro sguardo, sul nostro modo di percepire il paesaggio che cambia velocemente e sull'incontro tra ciò che vediamo all’esterno e i riflessi dell’interno, quelli che si formano sul vetro stesso e nella nostra mente lasciandoci scorci e dettagli sovrapposti e confusi.
Il bello del fuori si riflette anche nei posti. Vuoti. Il solo guardare fuori dal finestrino ci riempie di bellezza, paesaggi e fantasie che si riflettono dentro di noi e ci portano a vedere quello che vorremmo essere.
Questo non è solo un viaggio attraverso paesaggi in movimento, ma un’indagine intima delle connessioni sottili che esistono tra il mondo esterno e quello interiore, tra il presente e il passato. Ogni scatto è una traccia, un eco, una memoria che si intreccia con l’esperienza del viaggiare, offrendo uno sguardo che sa andare oltre la superficie, a caccia di quelle “Risonanze” invisibili che permeano la nostra realtà quotidiana.
Le immagini dei graffiti sull’esterno dei treni crea un gioco di inversione tra due prospettive: da un lato, l’immagine esterna che rappresenta il mondo visibile da chi è fuori, mentre le foto dall’interno offrono uno sguardo intimo e personale. Questo contrasto invita a riflettere sulla differenza tra ciò che vediamo noi, chiusi nel nostro spazio, e ciò che gli altri percepiscono da fuori. È un modo per rompere le convenzioni di visibilità e spazio, creando una connessione tra due mondi che solitamente non si sovrappongono.
È curioso anche vedere come gli oggetti vicini, e solo loro, si inclinino quasi a volersi mostrare il più possibile quando passiamo, che vogliano lasciare un ricordo più a lungo, per cui pali, piloni, steccati si inclinano, ma è solo la macchina fotografica che se ne accorge.
Poi arrivo alla stazione, riguardo le mie istantanee e il viaggio ricomincia…
(serie di 4 Fuji instax square, alcune con doppia esposizione, montate su glossy photo paper 320g)


METAMORFOSI
Queste opere esplorano il ruolo del tempo come forza che modella l’identità.
Attraverso un ritratto diviso in due — una metà che mostra il mio volto attuale e l’altra che restituisce l’immagine di me più giovane — l’opera diventa una riflessione visiva su come il corpo stesso possa trasformarsi in una mappa del tempo e delle esperienze. Lo sfondo, con fotografie di momenti passati e scandito dalla presenza di un orologio, suggerisce che l’identità non esiste mai in un solo punto, ma come una stratificazione di memorie, cambiamenti e passaggi. Il volto diviso diventa un luogo di dialogo tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che continua a trasformarsi. L’opera si propone come testimonianza di continuità: ogni ruga, ogni cambiamento fisico è un segno che parla non solo di tempo che passa, ma di esperienze che costruiscono il sé. In questo senso, l’immagine non ritrae un “io” unico, ma un sé stratificato, fluido, sempre in divenire, che si colloca nel flusso del tempo anziché al di fuori di esso. In dialogo con le riflessioni di Zygmunt Bauman sulla modernità liquida e con le visioni post-umaniste che vedono l’identità come processo e non come stato, l’opera diventa un invito a guardare al cambiamento non come perdita, ma come parte integrante della nostra esistenza.
A questo punto si presenta la domanda che mi ha portato alla seconda opera: che fine ha fatto l’identità nell’era digitale? La nostra esistenza è sempre più divisa tra corpi e schermi, tra la carne che abitiamo e i profili che ci rappresentano. Il sé si è trasformato in un insieme di versioni parallele: il volto reale, l’avatar virtuale, l’eco algoritmica che abita i server delle piattaforme. Anche in questo caso ho pensato ad un ritratto diviso in due, con un lato fedele alla realtà e l’altro che si trasforma in un cyborg, è la sintesi visiva di questa condizione. Non è solo un contrasto tra naturale e artificiale, ma la rappresentazione di una transizione continua: un’identità che scorre e muta, adattandosi ai contesti e alle interazioni, sospesa tra memoria biologica e memoria digitale. Non propone una risposta, ma un’esperienza: questo volto diviso, fa riflettere sulle proprie metamorfosi invisibili. Quante versioni di noi stessi esistono? E quale di queste è “reale”?
(mosaici composti da 16 Fuji instax square con pittura acrilica su foto e cornici)